Con la svolta elettrica, Volvo potrebbe comprare i motori termici all’esterno


I motori a combustione del domani di Volvo potrebbero arrivare da altri costruttori. Forse dalla Germania. La casa svedese che vuole elettrificare la gamma - dal 2019 commercializzerà solo auto “elettrificate”, cioè a batteria o ibride - per la componente “tradizionale” dei sistemi ibridi potrebbe diventare cliente di altri marchi. Questo, almeno, è quello che riporta la rivista tedesca Manager Magazin, che anche nell’edizione online titola “Volvo valuta l’acquisto da esterni dei motori a combustione”. Un portavoce della casa svedese a controllo cinesi ha già detto che “non sono in corso discussioni con terzi che riguardino la possibile futura fornitura di motori”. 

Tuttavia, la testata riferisce i nomi della case con i quali Volvo avrebbe sondato il terreno: Volkswagen e Bmw. Sia il colosso di Wolfsburg sia la casa dell’Elica dispongono di un’ampia gamma di unità, alcune già impiegate anche per alimentare modelli ibridi.  

La ventilata ipotesi di avvalersi di motori termici di altri costruttori potrebbe rispondere a una logica ben precisa di razionalizzazione dei costi. Rivolgendosi ad altri, la casa svedese non dovrebbe investire nello sviluppo o nell’aggiornamento delle unità a combustione, comunque destinate a “sopravvivere” ancora per diversi decenni, e potrebbe concentrarsi sulle propulsioni del futuro. Del resto con la Autoliv ha già costituito Zenuity, una joint venture paritetica per mettere a punto e per commercializzare sistemi per la guida autonoma. 

Con il 66enne Håkan Samuelsson al volante, Volvo sembra aver imboccato la strada giusta. La “ecosvolta” scandinava è figlia del ritrovato dinamismo commerciale del brand, rivitalizzato dopo la sua cessione da parte di Ford ai cinesi di Geely. Nei primi sette mesi del 2017 i volumi sono aumentati ancora del 7,9% e dovrebbero condurre alla chiusura di un nuovo record di vendite dopo le 534.333 immatricolazioni del 2016. Fra gennaio e luglio sono state consegnate 321.919 auto a livello globale, anche se in luglio è stata contabilizzato un leggero rallentamento (“solo” +6,2%). 

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